Dell’Esigenza di un rinato Partito Comunista.



La catastrofica disfatta subita alle ultime elezioni dal cartello della Sinistra Arcobaleno ha dimostrato come il progetto del colorito, auspicato “Partito unico della Sinistra radicale”si sia rivelato la cartina al tornasole di una profonda crisi identitaria. Il superamento dell’ideologia comunista, auspicato da Fausto Bertinotti e caldeggiato sia dai suoi uomini in seno a Rifondazione (In primis Vendola) nonchè dai segretari dei partiti non-comunisti, destinati a sciogliersi nell’Arcobaleno: Boselli, Pecoraro Scanio, anzichè donare una spinta rinnovatrice ha cancellato l’elemento essenziale di ogni partito politico serio: le basi ideologiche. Senza radici, l’albero della Sinistra è crollato miseramente.
Esisteva una sproporzione antidemocratica, dentro all’Arcobaleno: una minoranza non-comunista dettava regole ed agenda a scapito di una maggioranza comunista, fino alla cancellazione del simbolo più caratterizzante: Falce e Martello. Dopo la tempesta, sullo sfondo di congressi e lotte intestine, dalla base, la volontà di un partito comunista unitario si è fatta strada e continua, non speditamente ma capillarmente tramite iniziative, tra cui voglio ricordare i Comunisti Uniti:
http://www.comunistiuniti.it/
La sensazione, mia e di tanti altri Compagni come me, è che, a dispetto del magma di partiti e movimenti che si sforzano di superare le formazioni convenzionali della politica, si avverta la mancanza di un partito forte e strutturato: uno scheletro solido attorno al quale costruire un’autentica opposizione ed ideologicamente chiaro. C’è bisogno di un partito Comunista per evitare il madornale squilibrio che attualmente vige in Parlamento, c’è bisogno di un Partito Comunista per ridare voce al popolo, ai lavoratori che ci hanno abbandonato, persi dall’assenza di una rappresentanza reale. Tanti sono stati i mea culpa e poche le azioni concrete. Solo un impegno dal basso potrà far rinascere l’auspicato soggetto. Come militante del PRC e sostenitore della mozione 3 non posso fare a meno di ascoltare i richiami dei compagni del PdCI ed unirmi idealmente nella comune volontà d’unione. Il passato ha segnato entrambi i partiti e da tanto tempo ormai, i motivi della separazione appaiono sbiaditi e privi di utilità reale. Un passo indietro da parte di tutte le dirigenze sarebbe un atto di grande umiltà politica, la stessa umiltà che potrebbe rappresentare il primo capitolo verso la rinascita e il riavvicinamento dei quadri alle realtà popolari e proletarie che ci hanno voltato le spalle. Una dirigenza comunista che ha perso il sostegno delle classi lavoratrici non è più degna d’essere.

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