Contributo per la petizione.


Salviamo Internet

Ho deciso di aderire alla petizione contro la proposta di legge Levi-Prodi. Si tratta, a mio modesto parere, dell’ennesimo attacco alla libertà d’espressione e d’opinione che questi presunti tempi moderni stanno sferrando. Vittima privilegiata la Rete.
Sono piccoli ma preoccupanti segnali di un colossale spostamento di valori e mentalità e credo che vadano a ricollegarsi a tutta una serie di revisionismi che si son visti comparire sulla scena culturale e politica a partire dalla metà degli anni ’90. Certe rivalutazioni del Fascismo, campagne spietatamente anti-comuniste in un paese che non ha mai conosciuto regimi comunisti, gli ultimi attacchi al ’68. Sono posizioni critiche che andando oltre ad una legittimità del contradditorio, che io non osteggerò mai, mirano ad una demolizione sistematica di tutte quelle idee contro una linea di valori e di politica che, ferocemente sta cercando di manipolare e controllare il mondo.
Vorrei scusarmi con i moderati per i toni un po’ catastrofisti ma l’essenza, alla fine m’appare così.
C’è stato ad esempio un ribaltamento delle prospettive politiche. In passato, la Sinistra era progressista, la Destra conservatrice. Ora, apparentemente, i ruoli appaiono ribaltati, con le nuove destre che si presentano come il “Nuovo” e spingono per un progresso fatto di grandi opere infrastrutturali, di grandi riforme (soprattutto nel mercato del lavoro e nel delicato Welfare), le sinistre che sembrano arroccate in un conservatorismo di antichi privilegi e diritti conquistati con le passate battaglie sociali, delle quali, l’anagrafe sta inesorabilmente cancellando la memoria. E’ proprio così? E’ proprio tutto così? Veramente è vecchio, vetusto e superato il fortino che le sinistre cercano di difendere dalle ondate del neo-liberismo? Dei Neocon? Del Capitalismo che garrisce la sua bandiera di ricchezza sui cadaveri di un Socialismo Reale sconfitto, schiacciato ed annichilito dalla Storia?
Io non lo credo. Non credo a tutto questo come non credo che il nuovo siano le Destre e non credo che la rete sia uno spazio pericoloso ed anarchico come ci vogliono vendere! La realtà è che dietro il “nuovo” si nasconde il tentativo, neanche tanto strisciante, di una restaurazione di uno stato sociale antico. Ultimamente si attacca anche la Rivoluzione Francese. In alcuni ambienti viene elencata addirittura fra le grandi tragedie dell’umanità. La trasformazione del popolo, da suddito a cittadino sarebbe una disgrazia?
Altri esempi: i partiti si costruiscono attorno al carisma di singole figure e non più sulle idee, sui concetti. Diventano una rivisitazione moderna dell’ideale monarchico, il singolo che comanda.
La politica del lavoro vuole smantellare ed abolire il concetto di “Tempo indeterminato”, il lavoratore diventa uno strumento, un attrezzo da usare quando serve e riporre via quando non serve più. Si maschera con il termine “flessibilità” la precarietà che è creatrice di nuovi schiavi ricattabili, figure che non possono appellarsi ai sindacati e che i sindacati stessi stentano a proteggere. Il Welfare diventa qualcosa di impalpabile e le antiche, piccole sicurezze si sgretolano sotto l’erosione di un capitalismo sordo e cieco. Dentro questo castello, ci ritroviamo anche questa mattonella. La rete, una volta spazio di totale libertà, spazio di scambio, di conoscenza, di ludicità e non solo la si vuole burocraticizzare, s’inventano nuove tasse e gabelle aprendo la classica crepa tra “chi può” e chi non “può”. Si ritorna alla conoscenza d’elite, come i primi libri, oggetti rari, preziosi e costosissimi.
Bisogna opporsi. Bisogna dissentire, sfruttare al massimo le libertà che ancora ci rimangono e da esse, costruire gradino dopo gradino la scala che ci permetterà altre libertà.

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