Sul mio primo romanzo.


Finalmente trovo il tempo di aggiornare il mio blog. Vedendo quelli di altri bloggisti più fedeli e solerti, non posso che provare un vago senso di colpa. Recupererò. Finalmente mi decido a parlare in modo più diffuso del mio romanzo Arcane lo Colline. Ieri ho vissuto il mio microscopico momento di gloria, grazie alla pubblicazione su la Stampa, pagina di Asti e provincia, di una recensione del medesimo, assieme a quella del romanzo di Massimo Cotto, Le Notti Corte. Già il motivo per il quale, la recensione viene accoppiata a quella di un autore “vero” rappresenta per me un specie di promozione, spero che la vanità se ne stia buona, rintanata nell’oblio che merita!

Come già anticipato, Arcane le Colline parla di Masche, sorta di Streghe della tradizione piemontese, attorno alle quali esiste un’aneddotistica molto vasta, con una diffusione a macchia di leopardo su tutta la regione. E’ anche un romanzo sul Piemonte, la mia regione. Sulle sue atmosfere, sulla sua anima arcana, su un certo suo territorio così fortemente caratterizzante, le colline. Ho lavorato molto di fantasia sul territorio, tanto che, sulla falsariga di Lovecraft, ho reinventato la regione, aggiungendoci un’altra provincia ad hoc, Gremasca.

Gremasca è una specie di micro Piemonte, con montagne, colline e fiumi che si gettano nel Po. In primo piano, la Val Mormora, compendio dell’anima collinare piemontese, tanto che tra chi l’ha letto, in questo territorio vi ha visto le Langhe ed altri il Monferrato. In Piemonte, le colline sono un tramite tra mari e monti, un luogo dell’anima, dove la vita contadina era dura e spietata nel passato quanto lieta e bucolica in tempi odierni. Tra le colline del Piemonte, la modernità si filtra attraverso un senso ancestrale di una cultura che ha mantenuto un nocciolo duro inossidabile ai millenni. Questo concetto, è uno dei cardini della storia.

Il protagonista, a dispetto della sua professione, decisamente fantasiosa, è un tipico piemontese dal punto di vista caratteriale. Si chiama Stefano Drago, un uomo ancora giovane, tendenzialmente pacato, apparentemente chiuso e taciturno. E’ una figura dai modi discreti, diplomatico, volontariamente si sposta mantenendo un profilo basso rispetto al mondo che lo circonda. Ha modi cortesi, un po’ rigidi ed antiquati com’era l’educazione della gente per bene secondo l’etica sabauda. Possiede un senso del dovere e delle istituzioni prussiano ed una testardaggine come quella che solo un contadino forgiato dalla terra può avere. Lavora per il DIP, è un “agente speciale”. Il DIP è una mia creatura, il Dipartimento Indagini Paranormali. Con acume, il recensore sulla Stampa, ha accomunato il DIP agli X-Files anche se quando ho inventato sigla e personaggio, non avevo a mente la serie che pur bene conoscevo. Avevo in mente qualcosa di più simile ad una via di mezzo tra il CICAP ed i RIS, organizzazioni che tra l’altro cito nel romanzo.

Inizia come un giallo d’ambientazione locale, come i romanzi di Camilleri, anche se del maestro non ho un’altrettanto ammirevole capacità d’uso della lingua. In Arcane le Colline, comunque, la lingua piemontese è importante, è l’affiorare di una cultura e di una realtà che sono esclusive di quel territorio. C’è un duplice, tremendo omicidio, le vittime, due vecchie gemelle, additate dagli abitanti del paese di Ubertoso, come masche e quindi portatrici del male. Dopo le indagini convenzionali, le autorità si ritrovano davanti a misteri che esulano dalla norma ed il caso viene passato al DIP. L’organizzazione è piccola ed estremamente specialistica, viene inviato un solo agente che dovrà collaborare con un Commissario ed una vice-Ispettrice. E’ l’inizio di una discesa tra i segreti di una comunità chiusa tra le colline della Val Mormora, tra gli orrori della seconda guerra mondiale e la consapevolezza di una realtà all’ombra della nostra che non muterà neanche dopo la chiusare delle indagini.

Spero di aver acceso un po’ d’interesse, cari potenziali lettori e perdonate il tono da imbonitore su questo post ma come spiegherò più avanti, per un aspirante scrittore qual sono, far conoscere il proprio lavoro è l’ostacolo più duro dopo la pubblicazione.
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