Vendersi e vendere

Tra Vendersi e Vendere

L’Autore durante uno dei festival ai quali ha partecipato

Tre giorni fa mi è “scappato” un post che non aveva intenti scopertamente polemici; direi più critici, rispetto a quello che il mondo dell’editoria contemporanea chiede agli autori. Tanto per rendere chiare le mie posizioni, confesso che da uomo che bazzica questo ambiente dall’ormai remoto 2006 e che pubblica in maniera abbastanza regolare da quell’anno a livelli che considero medi, ho ancora adesso delle remore, dei pudori, diciamo, a utilizzare il termine autore riferito a me medesimo e la stessa ritrosia verso l’alternativo scrittore. Oggi scrivere è la principale attività creativa che viene erroneamente considerata quella più alla portata di tutti e questo sottinteso è passato alla grande tanto che ci ritroviamo nella situazione paradossale in cui chi scrive ha superato in percentuale il semplice lettore. Si è affermato che la percentuale è 50 % cioè un lettore su due è lettore perchè scrive a sua volta. L’infilare nel proprio curriculum un libro sembra faccia figo, leggere no; scrivere sì, tanto che fino a una decina di anni fa un po’ me la tiravo pensando che scrivevo e pubblicavo. Oggi meno, molto meno. Conosco molti autori, alcuni anche famosi, conosciuti di persona, intendo e niente, ho notato come diversi tra quelli che ritrovavo più recensiti, considerati e applauditi erano persone dotate di uno speciale talento a vendere se stessi, o meglio a trasmettere un’immagine accattivante e attraente dell’Autore, questo a scapito (forse) della qualità di ciò che scrivono. Pensare che in tempi non sopsetti, in Francia era esplosa una polemica sugli autori troppo belli e sull’eccesso di foto photoshoppate sui retri di copertina di troppe pubblicazioni d’oltralpe.

Questa presa d’atto ha scosso l’interesse di diversi colleghi autori e anche lettori, portando a una discussione lunga e articolata su Facebook, cosa che mi capita assai di rado e si è sviluppata in due importanti approfondimenti esondando dalla piattaforma social e approdando nella blogosfera. Nello specifico l’eccellente disanima del caro amico Davide Mana, qui e un’ulteriore riflessione da parte di un’autorità del campo come Alessandro Girola, qui.

Ora, al di la’ di quanto possa aggiungere su quanto sviscerato finora mi preme specificare una cosa: ho avuto la sensazione che si siano confusi o forse sovrapposti i concetti di vendersi e vendere. Il vendersi presuppone una valutazione ordine morale e/o etico tendenzialmente negativa, significa crearsi un personaggio che non è la persona che si propone ai lettori e che recita una parte, con un look e un atteggiamento studiati a tavolino, prerogativa questa di precisi fenomeni mediatici dove infilarci anche un libro diventa un surplus, una ciliegina pseudo intellettuale per infarcire una torta già di suo indigesta a gente come me ma della quale sono ghiotti i fan. Vendere, significa invece sviluppare una capacità di persuasione e pianificazione più o meno efficace che invoglia il lettore all’acquisto. Se il primo concetto lo aborro, il secondo lo considero un elemento da sviluppare anche se non il principale. Come ripeto un po’ stancamente: è il libro che dovrebbe parlare per me e non il contrario ma è una concetto che nel paese dei mille scrittori geniali, non sembra trovare grande seguito. È un mondo difficile ma nonostante tutto lo amo sempre.

Alessandro Girola è il padre della Plutonia Pubblication, caposaldo della narrativa indie di genere in Italia

Strategie Evolutive è uno dei migliori blog che abbia mai letto, fatevi un giro che vale davvero la pena

P.s. sarà un caso ma questa discussione mi è sembrata una buona occasione per ridare una scossa vitale al mio sonnolento Blog. Spero che vi sia cosa gradita.

Vostro Fabrizio Borgio

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BRISA di PAOLA RAMBALDI

Sinossi (dal sito dell’editore):Brisa non è sposata, sorride poco, ha un occhio di un colore e uno di un altro, una treccia lunga lunga, un accenno di baffi. Se passa la treccia su una foto vede il futuro di chi c’è nella foto. Come per quella delle nozze dell’amica Smamaréla: le raccomandò di tenere lontano suo marito dai fucili, ma lui non volle ascoltarla e morì in un incidente di caccia. Da allora Brisa non ha più voluto toccare le sue foto, come se avesse visto qualcos’altro che non vuole raccontare.
Neanche Grace Kelly sarà felice. L’ha visto in una foto.
Così dicono. Con Brisa non si sa mai. Con Brisa non si discute.
Siamo in un piccolo paese alle foci del Po, è il settembre del 1956. Per la festa patronale è arrivato il Luna Park, e ci sarà anche un concerto dei Cavedani di Gorino, gruppo del posto dove suonano anche Tunaia, fratello di Brisa, Primino e il Principe. Hanno un nuovo cantante, il surreale Eoppas, emulo e sosia di Elvis.
Di sera tardi sparisce Lucianino, figlio dodicenne di Smamaréla.
Sono in tanti al vecchio faro.
Primino  finisce in una buca da dove pare impossibile uscire.
Dimenticavamo: Brisa ama i fucili.

Da frequentatore dell’ambiente giallo/noir italiano avevo incontrato Paola Rambaldi in qualità di fotografa ufficiale in un’edizione del defunto festival Lomellina in giallo. Una donna arguta, ironica, attraente come solo le donne emiliane sanno essere. Impossibile per un piemontese timido come me non essere preso all’amo dal suo umorismo sarcastico e arguto.

Paola Rambaldi

Paola Rambaldi scrive. Ormai siamo una comunità, una vasta comunità di lettori che scrivono, probabilmente una sorta di eco sistema circoscritto (a volte i giochi di parole sono caustici) che sopravvive in costante auto cannibalismo. Tutti scriviamo: molti male, tanti fanno il loro bravo compitino, alcuni hanno quel qualcosa in più, rarissimi sanno scrivere davvero. Ecco, dopo aver letto l’ultima opera della Rambaldi devo dire di aver trovato in lei quel qualcosa in più.

La storia di Brisa, donna dalla vita sacrificata in un’Italia della fine anni ’50 che comincia a vedere la luce al fondo del tunnel è raccontata con una finta leggerezza che ti risucchia senza neanche accorgersene. Parte lieve Brisa, una storia di provincia sanguigna, l’Emilia godereccia ma concreta che riporta all’umorismo di Guareschi e che con naturalezza, come in un giro di liscio, si scivola lentamente nel cuore nero delle comunità di uomini perversi e violenti. La scrittura di Paola Rambaldi è regolata da un bilancino dall’equilibrio precario ma che lei, credo proprio per sua indole personale, riesce a mantenere costante grazie al suo carattere. C’è riso e pianto, canto e urlo d’orrore, baci e schiaffi. Da storia di paese, un classico della narrativa italiana, l’involontaria indagine di Brisa, coinvolta per motivi famigliari nel capire cos’è successo al piccolo e bellissimo Lucianino, figlio di Smamarèla, donna di suo fratello, si trasforma in una discesa nella follia dai tratti che mi hanno ricordato Lynch. C’è un elemento soprannaturale che entra in gioco (e qui mi ha letteralmente stregato) e s’infila sinuoso e inavvertibile, tanto da essermi quasi sfuggito e fare una figuraccia con l’autrice parlandone (ma questa è un’altra storia).

Con Paola Rambaldi, il lato oscuro dell’Emilia si rivela con naturalezza e la sua scrittura, fluente e solo in apparenza leggera, è il veicolo ideale per raccontarla.

Riconoscere la maestria

Una riflessione sempre importante su un tema che mi è sempre molto caro

strategie evolutive

Come dicevo di solito agli studenti del mio corso di cultura taoista, se la filosofia occidentale è stata per secoli interessata a definire cosa sia la conoscenza, e se questa sia in effetti possibile, la filosofia cinese per secoli si è focalizzata su una questione diversa: come posso riconoscere la competenza?
In altre parole, come posso sapere se un maestro è effettivamente tale, o se è solo un bluff?

Diverse scuole di pensiero arrivarono a conclusioni diverse. Per i taoisti – per lo meno per il taoismo filosofico – il maestro si riconosce perché è competente, perché dimostra con le proprie azioni la propria maestria, senza doverla annunciare esplicitamente.
Se qualcuno ti dice di essere un maestro, probabilmente non lo è.

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Speciale approfondimento-pt 2. Fabrizio Borgio, una vita tra guerre e libri

Seconda parte per chi ne fosse curioso

scriveresenzaparole

Seconda parte dello speciale in due puntate dedicato alla narrativa per i giovani e alla storia, fin anche al racconto struggente di un’Africa che non conosciamo, al contrario di un Fabrizio Borgio, scrittore piemontese con la passione dei luoghi, che l’ha vissuta per anni da soldato. Ecco la sua testimonianza

(di Dario Villasanta)

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Speciale approfondimento: Fabrizio Borgio, un soldato in carta e penna

Il bar ai confini del mondo

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Sinossi:

Un bar sospeso al di là dello spazio e del tempo, che può essere in qualunque luogo e in qualunque epoca, adattandosi ed essi. Questo è lo scenario per racconti di validi scrittori italiani, radunati nella Cooperativa Autori Fantastici. Si va dall’horror al fantasy, dalla fantascienza alla comicità surreale, per avere una rosa del fantastico nostrano. Copertina di Marcello Toninelli.

Alla seconda esperienza di narrativa breve, dopo la partecipazione all’antologia Spettrale, a opera della medesima Cooperativa ecco Il bar ai confini del mondo.

Fantastico declinato un po’ in tutte le sue variegate diramazioni, dalla fantascienza con implicazioni politiche di Clone, di Davide Viganò  al fantasy storico di Paolo Motta (Dio stramaledica i Franchi), al Gothic di Monica Tomaino (Stralci del passato) e via divagando grazie ai contributi di Francesca Paolucci (L’ultimo bicchiere), Enrico Teodorani (Sangue e fango), Marco Timossi (Talor), Marcello Toninelli (L’asso nella manica) e Valter Carignano (Breathless)

Il sottoscritto si è divertito a buttare giù un delirio di sangue, vino, orrore e un Piemonte fantastico a metà strada fra le lande stregate di Zelazny e certa urban fantasy  attuale. Il titolo, Mors in Vino ha l’onore di aprire questa viaggio psichedelico

Costa poco e da tanto Signore e Signori, e l’autore, che alla fin fine vende anche un po’ se stesso, lo consiglia con tutta l’onestà di cui è capace.

Buona lettura!

 

Morte ad Asti

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È un Giorgio Martinengo sconvolto quello che, in una nebbiosa domenica di febbraio, rinviene il cadavere di Vittoria Squassino, manager della succursale milanese di una banca tedesca. Bella, competente e rigorosa Vittoria era stato il suo grande amore di gioventù. Poco tempo prima il nostro investigatore privato era stato ingaggiato dai vertici della banca proprio per indagare su di lei a causa di sospetti sul suo operato; sospetti che si erano palesati quando le era stata attribuita una relazione con Valerio Cortese affascinante imprenditore nel campo delle SPA a tema enologico. Martinengo conosce anche lui, amico e compagno di scuola del liceo. L’indagine di Martinengo su Vittoria assume così i contorni di un viaggio indietro nel tempo di vent’anni, dove sullo sfondo di una Asti benestante e gaudente, come lo erano gli anni ’90, si delineano i difetti di una nazione, il disincanto della gioventù e le basi per una tragedia che metterà a dura prova le capacità dell’investigatore delle Langhe. L’amore perduto, la crisi, sesso, droga e il mondo delle banche disoneste comporranno una scacchiera sulla quale Martinengo giocherà una partita difficile e dolorosa.

Terzo romanzo dedicato a Giorgio Martinengo, l’investigatore delle Langhe, ottavo della mia produzione, nuovo neir di ambientazione prevalentemente piemontese. In questo nuovo lavoro tento di alzare ancora di una tacca l’asticella della mia scrittura, misurandomi con una narrazione alternata lungo l’arco di ventennio, con capitoli altalenanti tra il 1996 e il 2016. Un ennesimo lavoro sullo stile, cercando di armonizzare le mai sopite ambizioni letterarie con le esigenze di un racconto secco e agile tipico del genere.

Si parla di tante cose in Morte ad Asti, di uomini e di donne, del tempo che passa, dell’avidità e del sesso, di banche, scacchi, amore, droga e degli anni novanta, affrancandomi dall’afasia del passato, rievocando un’epoca che in fine è stata l’anticamera di quel che siamo diventati finora.

Ho pensato alla cronaca, a Chandler e al suo meraviglioso Il Lungo addio, a cos’è l’amicizia, cos’è la violenza, cos’è il desiderio. C’è un Martinengo più tormentato, perchè i fantasmi del passato scuotono anche gli animi più disillusi, c’è l’Asti un po’ bella, un po’ stronza e delusa che conosco e una trama per alcuni versi più convenzionale rispetto a Ceneri sepolte.

Questo è il mio lavoro, gli voglio bene e non senza qualche remora voglio invitarvi a interessarvene: con chi ci sono riuscito, buona lettura.

Liebster Award al Taccuino

 

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Non è il primo Liebster Award che mi viene assegnato ma lo sgomento è il medesimo. Tanto affetto e simpatia per un blog come il mio, totalmente dilettantesco, mal gestito, con l’ultimo post scritto nel Gennaio del 2017 per meri fini pubblicitari (un’antologia in ebook di storie a tema spettrale che ospitava un mio racconto) mi commuovono. È quasi un premio alla memoria vista la frequenza di pubblicazione. Anche per questo muovo metaforicamente le terga e accetto il premio, le regole, che ribadirò e che ritrovate anche sul post di KaraLaFayette e mi preoccupo di rispondere alle domande.

Quindi: Il Liebster Award è un riconoscimento per Blog che grazie alla qualità dei loro contenuti ma poco conosciuti sono ritenuti meritori di menzione e propaganda a loro favore. Gli insigniti devono rispondere alle undici domande che vengono loro poste, nominare a loro volta undici blog con analoghe caratteristiche e porre altre undici domande per proseguire il circolo virtuoso.

Andando per ordine iniziamo con le risposte:

1)Scegli il tuo film d’autore preferito e quello commerciale

Sempre ardua una risposta del genere perchè non esiste mai uno solo. A questo giro comunque cito Le Onde del Destino di Lars Von Trier per il cinema autoriale e il King Kong di Peter Jackson per il commerciale

2) Se fossi un produttore molto ricco, in quale progetto cinematografico tratto da un romanzo (o racconto) ti imbatteresti? 

Una follia che sogno da tanto tempo è un ciclo di filmoni di fantascienza tratti dai romanzi di Poul Anderson dedicati a Dominic Flandry. Vedrei bene Shia Lebouf a interpretare l’eroe da giovane e Clive Owen per il personaggio in età più matura, la regia la dividerei tra Jackson, Blomkamp e magari il botto finale dando la chiusura in mano a Spielberg. La sceneggiatura tra i tanti la vorrei in mano alla coppia Miller/Lathouris… se uno vuole sognare che lo faccia in grande no?

3) Qual è l’attrice più sopravvalutata (non vale dire Meryl Streep per citare Trump)? E l’attore? Quali sono, invece, attori e attrici più sottovalutati?

Per i sopravvalutati direi Gwyneth Paltrow e Scamarcio per i sottovalutati Emily Blunt e Nicholas Hoult

4) Qualche tempo fa, Iñárritu affermò che i cinecomics fossero un genocidio culturale. Molti di noi lo hanno preso a pernacchie, essendo una generalizzazione estrema ed esagerata. Ma alla luce dei fatti poco gloriosi (non del botteghino, ma della reale qualità di alcuni cinecomics), oggi che ne pensi? 

Che l’affermazione è veritiera e menzoniera in egual misura, la differenza sta nella prospettiva con cui si guarda il problema. Una mia grande frustrazione è vedere le vette a cui si è giunti in campo di FX e nello stesso tempo assistere allo spreco in termini di sceneggiature e qualità dei film che usufruiscono maggiormente di queste tecniche. Si sta consumando una cesura micidiale tra cinema “colto” e cinema “ignorante” e i cinecomics si stanno gettando nella seconda categoria. Non dico che girare un film su Superman deve diventare un trattato su Nietsche ma in una società sana si può dare svago e divertimento senza coltivare ignoranza e stupidità. Manca l’equilibrio e una visione ambiziosa perchè la brama di guadagno ignora tutto il resto, peccato ( o per fortuna) questa miopia sta presentando il conto. Speriamo che lo capiscano.

5) Che rapporto hai con l’animazione? Lungometraggi o serie TV animate ti interessano? Se sì, quali ti sono entrati nel cuore?

Un rapporto di amore nato nell’infanzia e proseguito fino all’età adulta. È arte e nelle sue espressioni più felici arte di alto livello e grande respiro. Ora sono più legato ai lungo metraggi mentre in passato fruivo delle serie TV. Sono cresciuto con i film Disney e nel cuore porterò sempre l’eccellenza di Fantasia. Da bambino l’appuntamento più amato era una trasmissione della RTSI (La Radio Televisione della Svizzera Italiana) che in un’epoca di duopolio RAI era quanto di più bello lo schermo poteva offrire il sabato sera. Lo Scacciapensieri che semplicemente sparava 45 minuti di cartoni uno dietro l’altro: Tom & Jerry, Will. E. Coyote, La Pantera Rosa… Quindi lo stato dell’arte dei cartoons anni ’50 e ’60 e su tutti il genio anarchico e visionario di Tex Avery, poi la grande invasione nipponica. Capitan Harlock e Gundam su tutti. Qui pesa senz’altro l’anagrafica!

6) Cosa pensi davvero dei cagatori di minchia (categoria da me messa in risalto) ai quali non piace mai niente e dove tutto viene scisso in capolavoro assoluto o merda?

Tendo a non pensarli proprio. Gli si da già fin troppo peso spendendo energie nervose e intellettuali. Tanto non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e costoro non sentono altro che il loro ipertrofico e meschino ego di mediocri

7) Sei chiuso in ascensore con Takashi Miike, Nicolas Winding Refn e Patty Jenkins. Tutti e tre ti fissano in silenzio con le braccia conserte, in attesa che tu dica qualcosa. Di cosa parli? A chi ti rivolgi per primo?

Cavalleria (e sincero interesse) mi portano a dare la precedenza alla Signora, con la quale mi complimenterei innanzitutto per il suo lavoro dopo di che mi sforzerei a coinvolgere i tre maestri a discutere di cinema, di storie e magari, avessi la faccia tosta, proporre qualche idea!

8) Ti svegli una mattina e non sei più tu. Ti guardi allo specchio e sei diventato/a un personaggio di un film o di una serie TV. Quale?

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Momento narcisistico… certo non voglio fare un paragone meramente estetico ma un’ “aria” comune con l’Agente Cooper di Twin Peaks l’ho sempre sentita!

9) Sei all’interno di The Sims, la fattucchiera ti porta la lampada magica da strofinare. Scegli i tuoi tre desideri.

Vivere bene grazie a ciò che scrivo vale per tre

10) Hai mai partecipato alla realizzazione di un film o serie TV? Se sì, quali? e se no, ti piacerebbe? In quale ruolo?

Ho partecipato alla realizzazione di un cortometraggio per un festival concorso di cinema in quel di Asti. Era il 1998. Avevo collaborato alla sceneggiatura e sul set come succede con queste produzioni risicate avevo fatto un po’ di tutto. il meccanico di scena, aiutando a sistemare il set e a fianco del regista a reggere un monitor e spostare cavi affinchè lui potesse seguire le riprese. Tutto molto naif. Ah, ho fatto anche una comparsata che poi hanno tagliato (meglio così) tutto molto bello comunque. Lo rifarei di nuovo se avessi l’opportunità

11) La tua colonna sonora cinematografica preferita.

Tante, sul momento la memoria è andata allo Zimmer di Interstellar

Al capitolo delle candidature mi ritrovo un po’ in difficoltà. Siete tanti, bravi e non vi seguo mai abbastanza. Non so se arrivo a undici senza ripetermi e rendere il tutto un giro visioso però:

https://bibolottymoments.wordpress.com/

https://francesfichera.wordpress.com/

https://gialloecucina.wordpress.com/

http://www.lucatrifilio.it/

https://monicaspicciani.wordpress.com/

https://siderasplendensinterra.wordpress.com/

https://indicedilettura.com/

https://cinemaframmenti.wordpress.com/

https://bianciardimonica.wordpress.com/

https://stillrocking.wordpress.com/

https://trekkingunpassoallavolta.wordpress.com/

Infine le domande:

  1. In tempi scellerati dove tutti scrivono e sempre meno leggono quali autori italiani di letteratura di genere (fantastico, horror, Sf, giallo/noir) ti senti di citare per salvarsi dal marasma?
  2. Sembra che la forma del serial stia salvando il cinema di genere, grazie soprattutto alle nuove piattaforme quali Netfix e Amazon Video, quanto concordi con questa affermazione e perchè?
  3. Nel caso non concordassi, per quale motivo?
  4. Che percezione hai dell’epoca attuale?
  5. Marc Augé il grande sociologo affermava che abbiamo perso il futuro, secondo te è vero?
  6. Sono curioso: un solo aggettivo per definire il blog che vi ha nominato
  7. La blogosfera oggi: sensazioni e impressioni, grazie!
  8. Citando due fenomeni tutti nostrani come Lo chiamavano Jeeg robot d’acciaio e Veloce come il vento quali speranze nutrite sul nostro cinema?
  9. La maggiorparte delle mie frequentazioni virtuali rientrano in un range d’età abbastanza omogeneo, diciamo la decade 40/50; oggi come oggi quanto pesa la differenza generazionale tra blogger?
  10. Parliamo di musica: la fruizione è totalmente cambiata, il mercato “ufficiale” è monopolizzato dalle stelle da Reality mentre le proposte più alternative trovano nuova linfa sulle piattaforme come Spotify, come vedete il panorama musicale di oggi?
  11. Domanda libera: cosa non vi ho chiesto che vi sarebbe piaciuto sentirvi domandare?

Credo sia tutto, ringrazio di cuore, saluto con affetto e a presto

come una Youtuber ventenne

Con particolare piacere e assoluto disinteresse condivido questa uscita. La Bibolotti è un’autrice matura, capace e competente. Possiede una scrittura limpida e rigorosa, una rarità in questa epoca di scribacchini abituati a scriversi addosso, sbrodolando aggettivi e avverbi. Una scrittrice vera. Seguitela, leggetela e diffondete il verbo. Lo merita.

anche il prossimo romanzo (stavolta sexfree) uscirà con GiaZira scritture, e non oltre settembre. perché Cristiano Marti non vuole rendere le mie storie più semplici e appetibili, perché pubblica l…

Sorgente: come una Youtuber ventenne

SPETTRALE una novità

Il primo post dell’anno nuovo inizia con una segnalazione

spettrale

E’ da poco disponibile su Amazon l’antologia in formato elettronico SPETTRALE a cura di Paolo Motta. E’ una raccolta di racconti horror dedicata agli spettri; una forma particolarmente sofisticata di narrativa di genere che implica una spiccata tensione emotiva. Il racconto con il quale sono ospitato s’intitola IL TEMPO DELLE SPIGOLE e vuole essere il tentativo di raccontare una tragedia umana attuale come quella dei migranti che attraversano il Mediterraneo tramite la metafora della narrativa orrorifica.

La genesi curiosa di questo racconto, slegato dai miei due cicli dedicati al DIP e all’investigatore privato Martinengo, vede una stesura dove il racconto era scritto in chiave esclusivamente noir, perciò privo di elementi soprannaturali a concludere la vicenda. Una stesura parallela porta all’esperimento di rideclinare la storia provando un finale differente, che svoltasse repentino da un genere all’altro fino al risultato che leggerete sull’antologia. Un giorno, troverò il modo anche di far conoscere il gemello in noir; intanto per chi fosse interessato, a questo link si può acquistare Spettrale alla ridicola cifra di novantanove centesimi.

I compagni di viaggio e di brivido di questa nuova avventura editoriale sono nell’ordine:

  • Davide Viganò con Spritz
  • Marco Generoso con La pistola d’oro
  • Paolo Motta con I Tanatonauti-il castello del barone Zarri
  • Enrico Teodorani con Allouin, I fantasmi sono fatti di nebbia e Quella vecchia casa nella campagna romagnola
  • Enrico Timossi con Confronti e Nicole

Prefazione del sottoscritto.

I LIBRI DEGLI ALTRI

l'editing è uno stile di vita

tacchi dadi e datteri

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I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Libero Emisfero

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MISTERI DEL NAZISMO

I Segreti Occulti del Terzo Reich

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Monica Spicciani Art - Arasulè ASMR

Parole d'ottobre

Per alcune persone scrivere non è un hobby o un lavoro, è una necessità. Io sono una di esse.

Antonio Russo De Vivo

Editor & Consulente editoriale.

Plutonia Publications

Una porta sul Fantastico

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Firstime in Boston

Pensieri disgiunti in universi congiunti.

The Wine Training

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo

Seidicente

altrimenti tutto è arte

Andrea Wierer

corporate storytelling

Circolo16

Laboratorio di Scrittura libera poesia e narrativa

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